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Di Maio apre al Pd (e lo divide)

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Luigi Di Maio, M5S

La giornata si è aperta con una intervista di Repubblica a Di Maio il quale, con estrema chiarezza, ha ipotizzato un patto di governo, o meglio un “contratto alla tedesca”, con il Partito Democratico. È stata l’occasione per accentuare le divisioni all’interno dei democratici, tra chi ritiene di dover esplorare la strada del dialogo con i grillini e chi, al contrario, ritiene di non doverci prendere neanche un caffè. Franceschini, ad esempio, affida a twitter il suo commento: “Di fronte alle novita’ politiche dell’intervista di Di Maio serve riflettere e tenere comunque unito il Pd nella risposta. L’opposto di quanto sta accadendo: rispondiamo affrettatamente e ci dividiamo tra noi. Fermiamoci e ricominciamo”. Al contrario il renziano Marcucci, neo capogruppo al Senato, definisce gli appelli di Di Maio “imbarazzanti. In prima battuta per lui, per le sue patetiche giravolte”, per poi chiarire che il sostegno ad un eventuale governo grillino “sta solo nella testa di chi inventa retroscena per un quotidiano romano. Non appoggeremo mai un governo del M5S. Le parole e le battaglie politiche per noi sono importanti. La coerenza e’ un valore”. Infine, il segretario Martina ha fugato ogni dubbio: “La nostra linea e’ chiara e non cambia. E’ quella espressa al Quirinale”. Se la strada esperita dai 5 stelle fino a qualche giorno fa, quella di un rapporto con la Lega, sembra essere impraticabile perché Salvini appare determinato nel non voler rompere il Centrodestra, tanto da andare in delegazione unitaria al prossimo giro di consultazioni, anche il rapporto con il Pd sembra impossibile. L’epilogo delle urne parrebbe il più scontato. Ma, quando meno te lo aspetti, la politica ti offre delle soluzioni, anche assolutamente imprevedibili.

DB

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